giovedì 23 aprile 2009

SE IN AMERICA


“Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia, o da riporto”.

Così Marco Travaglio, famoso giornalista allievo del grande Indro Montanelli qualche anno fa sintetizzava aforisticamente la funzione del giornalismo in Italia. Se includiamo nel giornalismo anche la televisione questo fatto è ancora più evidente. E' palese che non esistono più testate giornalistiche politicamente imparziali. Tutte prima o poi si sono schierate da un lato o dall'altro e non solo riguardo a un tema come sarebbe giusto che fosse ma riguardo a tutta la politica.

E' forse uno dei grandi mali italiani questa mancanza di informazione imparziale, fomentata ancora di più dal fatto che la TV è molto più presente nella nostra vita rispetto ai giornali tanto quanto questa è ancor più politicamente condizionata.
Ormai l'unico mezzo d'informazione imparziale sembra essere rimasto internet, non perché su esso scrivano persone imparziali ma perché la sua versatilità e la sua ampiezza di contenuti ci consentono di ottenere le informazioni in modo diretto e vario. Le notizie ormai prima di passare dai pareri dei giornalisti vengono pubblicate su internet e la pluralità delle persone che le commentano ci consente di avere una così ampia divergenza fra le varie opinioni in grado di creare una sorta di imparzialità del punto di vista.
Inoltre la velocità di internet ci consente di verificare subito se le fonti citate in una notizia sono vere e di confrontarle con altri dati.

Per fare ciò bisogna essere un po' invogliati a farlo e forse la passività della televisione è ancora troppo comoda per essere sconfitta dai “news-searcher” ma davvero è l'unico modo per pensare col proprio cervello e sviluppare una sorta di senso critico.

Per concludere ricordiamo uno dei più grandi oppositori al giornalismo di parte, di cui si è già detto prima: Indro Montanelli. Forse qualcuno lo conosce, ma comunque si celebra fra poco il centenario della sua nascita ed è doveroso ricordarlo come esempio di giornalismo imparziale. Dopo un passato da giovane fascista per poi passare all'antifascismo fu assunto nel '46 al corriere della sera, uno dei pochi giornali italiani che ancora oggi forse si astiene da una dichiarata posizione politica. Dopo diversi anni però la redazione del corriere di allora passa in mano alla sinistra e Montanelli, un po' sdegnato si licenzia per fondare “Il Giornale” insieme ad altri giornalisti contrari all'informazione di parte. Il Giornale prese subito piede fra le testate giornalistiche che allora si dividevano fra quelle schierate a sinistra e quelle borghesi. Tendenzialmente di destra come orientamento politico Montanelli però sviluppò nel suo quotidiano una visione esterna dei fatti riuscendo a trasmettere opinioni mai totalmente schierate. Nel '77 però i finanziamenti fornitigli dalla Montedison finirono e Indro trovò un finanziatore in Berlusconi, imprenditore milanese. Il giornale continuò la sua linea di imparzialità fino a quando il finanziatore nel '93 si gettò in politica, chiedendo al direttore del suo giornale di appoggiarlo. Indro però si rifiutò categoricamente e dopo essersi licenziato fondò “La Voce” che ebbe però, nonostante giornalisti allora giovani come Beppe Severgnini Peter Gomez, Marco Travaglio, ebbe un obiettivo troppo grande e fallì. Un'altro importante gesto che egli fece per sottrarsi alla parzialità fu quello di rifiutare la carica di senatore a vita.

Spero che prendendo esempio da Uomini come questo l'Italia possa tornare a sviluppare un giornalismo critico e sensato, che però ormai sembra esistere solo nei blog di alcuni virtuosi e fra le pagine di qualche quotidiano di cronaca locale...

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